Burnout da lavoro. Quando dire stop!

Uno dei maggiori fattori di stress nella quotidianità è il lavoro: guadagnarsi da vivere si rivela un’impresa tutt’altro che rilassante.

Lo stress da lavoro è un problema per oltre una persona su due. Secondo, infatti, un rapporto dell’American Psychological Association il 58% dei lavoratori percepisce un’eccessiva pressione dall’ambiente lavorativo con ritmi frenetici che diventano difficili da sostenere (APA, 2017).  

Tra carichi crescenti di lavoro, richieste di efficienza, produttività e multitasking abbiamo l’impressione di non rilassarci mai e di non riuscire a ritagliarci un po’ di tempo per le esigenze quotidiane (McIntosh & Horowitz, 2019).

Al giorno d’oggi ottenere un incarico impegnativo o di prestigio è stimolante e motivante, ma ci sono degli aspetti che possono concorrere a rendere questa opportunità insalubre e complessa da gestire.

Arriva il momento in cui la pressione percepita va oltre al semplice stress e diventa tossica. Dopo una giornata al lavoro è fisiologico sentirsi affaticati, ma se torni a casa spossato e disgustato potresti essere vicino a una condizione di burnout e aver bisogno di affrontare seriamente la questione.  

Il burnout non è semplice stress da lavoro. Quando quest’ultimo si cronicizza e perdura nel tempo, non porta a sentirsi solo affaticati e sovraccaricati, bensì va a caratterizzarsi per la sensazione di esaurimento emotivo ed energetico accompagnato da un aumento del disinteresse o da atteggiamenti cinici nei confronti di colleghi e utenti e da sentimenti di ridotta efficacia professionale o di ridotta realizzazione personale (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2019).

“Il burnout può capitare a qualsiasi lavoratore, dal manager all’operaio” (Phil Sheridan, 2013).

Se hai l’impressione di essere vicino alla burnout zone, cosa puoi fare?

     A. INDIVIDUA I PERICOLI

Quanto sei a rischio (McIntosh & Horowitz, 2019)? I segnali da monitorare sono:

  • ritmo di lavoro frustrante: troppo lento o troppo frenetico;
  • istruzioni e indicazioni confuse, ambigue e difficili da soddisfare;
  • percezione di scarso controllo sul modo di lavorare;
  • dinamiche lavorative malsane: ambiente di lavoro conflittuale, sleale o presenza di comportamenti riconducibili al mobbing;
  • identità troppo vincolata al lavoro svolto;
  • troppi straordinari che non permettono il tempo di recuperare e interferiscono sul bilanciamento vita privata – vita professionale;
  • professioni impegnative come quelle legate alla sanità, all’educazione/istruzione e alla politica;
  • assenza di supporto, sia dentro che fuori l’ambiente di lavoro.

     B. PREVIENI IL BURNOUT

Se ti senti a rischio, ignorare la tua situazione non farà altro che cronicizzare i sintomi (Montero-Martin et al., 2014).

Affronta la situazione e dai priorità al potenziamento delle strategie per gestire lo stress.

Alcuni ambienti di lavoro diventano così insalubri che l’unica soluzione sarà cambiare lavoro, ma se il fattore di stress è rappresentato dal ruolo o dalla mansione svolta e non dalle persone, si possono adottare degli accorgimenti (McIntosh & Horowitz, 2019):

  1. Comincia la giornata dedicando 10 minuti per pianificare e porti degli obiettivi realistici.
  2. Identifica le situazioni stressanti annotandole in un diario: cos’è successo? Quando e dove? Come ho reagito? È stata una reazione basata sul problema o sull’emozione? Qual è stato l’elemento più stressante? La mia reazione è servita a qualcosa? Cosa potrei fare la prossima volta?
  3. Pianifica delle pause in cui spegnere il telefono, chiudere la casella di posta elettronica e scacciare il lavoro dai tuoi pensieri.
  4. Sfrutta le ferie per ricaricare l’energia fisica e mentale.
  5. Ricorri a tecniche di rilassamento o di mindfulness e ritagliati del tempo per praticare esercizio fisico, yoga o una disciplina sportiva.
  6. Trova i tuoi alleati al lavoro: parla con il tuo responsabile su come rendere il carico di lavoro gestibile e l’ambiente tollerabile. Se il tuo capo non è sensibile a queste tematiche confrontati con i colleghi per ricercare un sostegno reciproco o rivolgiti al consulente del lavoro e alle risorse umane.
  7. Non controllare ciò che non puoi. Ad esempio tentare di cambiare gli altri porta alla frustrazione reciproca, invece che la riduzione dello stress.
  8. Evita il perfezionismo: se svolgi il tuo lavoro con passione e dedizione, non importi di fare di più.
  9. Pensa positivo e focalizzati sulle tre “E”: excellence, engagement, ethics. Howard Gardner, docente di Harvard, ricorre a questi tre elementi per definire un lavoro che genera più gratificazione e meno stress: eccellenza (cosa ti dà soddisfazione al lavoro?), entusiasmo (cosa ti piace del tuo lavoro?), etica (condividi i valori aziendali?).
  10. Infine, trova il tempo per la famiglia e gli amici.

     C. VALUA I RISCHI E CHIEDI AIUTO

Se il lavoro ti stressa da molto tempo, il burnout può essere l’estrema conseguenza. Dai priorità al tuo benessere, valuta i rischi e chiedi aiuto.

Porre dei limiti adeguati al lavoro è fondamentale: ricorda che sei molto più della mansione che svolgi e dedicarle la giusta quantità di tempo è alla base per un equilibrio sano tra vita personale e professionale.

Dott.ssa Anna Venturini

Bibliografia:

American Psychological Association (2017). Stress in America: Coping with Change. Stress in America™ Survey

McIntosh D., Horowitz J. (2019). Stress. Trasformare la pressione in energia positiva. Demetra

Montero-Marin, J., Prado-Abril, J., Piva Demarzo, M. M., Gascon, S., & García-Campayo, J. (2014). Coping with stress and types of burnout: Explanatory power of different coping strategies. PLoS ONE, 9(2), Article e89090

Sheridan P. (2013), citato in Ahmed, “Un professionista su tre ‘è affetto da burnout””, The Times (2013)

World Health Organization (2019). ICD-11: international classification of diseases and related health problems: eleventh revision. https://icd.who.int/en

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Uno dei maggiori fattori di stress nella quotidianità è il lavoro: guadagnarsi da vivere si rivela un’impresa tutt’altro che rilassante.

Lo stress da lavoro è un problema per oltre una persona su due. Secondo, infatti, un rapporto dell’American Psychological Association il 58% dei lavoratori percepisce un’eccessiva pressione dall’ambiente lavorativo con ritmi frenetici che diventano difficili da sostenere (APA, 2017).  

Tra carichi crescenti di lavoro, richieste di efficienza, produttività e multitasking abbiamo l’impressione di non rilassarci mai e di non riuscire a ritagliarci un po’ di tempo per le esigenze quotidiane (McIntosh & Horowitz, 2019).

Al giorno d’oggi ottenere un incarico impegnativo o di prestigio è stimolante e motivante, ma ci sono degli aspetti che possono concorrere a rendere questa opportunità insalubre e complessa da gestire.

Arriva il momento in cui la pressione percepita va oltre al semplice stress e diventa tossica. Dopo una giornata al lavoro è fisiologico sentirsi affaticati, ma se torni a casa spossato e disgustato potresti essere vicino a una condizione di burnout e aver bisogno di affrontare seriamente la questione.  

Il burnout non è semplice stress da lavoro. Quando quest’ultimo si cronicizza e perdura nel tempo, non porta a sentirsi solo affaticati e sovraccaricati, bensì va a caratterizzarsi per la sensazione di esaurimento emotivo ed energetico accompagnato da un aumento del disinteresse o da atteggiamenti cinici nei confronti di colleghi e utenti e da sentimenti di ridotta efficacia professionale o di ridotta realizzazione personale (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2019).

“Il burnout può capitare a qualsiasi lavoratore, dal manager all’operaio” (Phil Sheridan, 2013).

Se hai l’impressione di essere vicino alla burnout zone, cosa puoi fare?

     A. INDIVIDUA I PERICOLI

Quanto sei a rischio (McIntosh & Horowitz, 2019)? I segnali da monitorare sono:

  • ritmo di lavoro frustrante: troppo lento o troppo frenetico;
  • istruzioni e indicazioni confuse, ambigue e difficili da soddisfare;
  • percezione di scarso controllo sul modo di lavorare;
  • dinamiche lavorative malsane: ambiente di lavoro conflittuale, sleale o presenza di comportamenti riconducibili al mobbing;
  • identità troppo vincolata al lavoro svolto;
  • troppi straordinari che non permettono il tempo di recuperare e interferiscono sul bilanciamento vita privata – vita professionale;
  • professioni impegnative come quelle legate alla sanità, all’educazione/istruzione e alla politica;
  • assenza di supporto, sia dentro che fuori l’ambiente di lavoro.

     B. PREVIENI IL BURNOUT

Se ti senti a rischio, ignorare la tua situazione non farà altro che cronicizzare i sintomi (Montero-Martin et al., 2014).

Affronta la situazione e dai priorità al potenziamento delle strategie per gestire lo stress.

Alcuni ambienti di lavoro diventano così insalubri che l’unica soluzione sarà cambiare lavoro, ma se il fattore di stress è rappresentato dal ruolo o dalla mansione svolta e non dalle persone, si possono adottare degli accorgimenti (McIntosh & Horowitz, 2019):

  1. Comincia la giornata dedicando 10 minuti per pianificare e porti degli obiettivi realistici.
  2. Identifica le situazioni stressanti annotandole in un diario: cos’è successo? Quando e dove? Come ho reagito? È stata una reazione basata sul problema o sull’emozione? Qual è stato l’elemento più stressante? La mia reazione è servita a qualcosa? Cosa potrei fare la prossima volta?
  3. Pianifica delle pause in cui spegnere il telefono, chiudere la casella di posta elettronica e scacciare il lavoro dai tuoi pensieri.
  4. Sfrutta le ferie per ricaricare l’energia fisica e mentale.
  5. Ricorri a tecniche di rilassamento o di mindfulness e ritagliati del tempo per praticare esercizio fisico, yoga o una disciplina sportiva.
  6. Trova i tuoi alleati al lavoro: parla con il tuo responsabile su come rendere il carico di lavoro gestibile e l’ambiente tollerabile. Se il tuo capo non è sensibile a queste tematiche confrontati con i colleghi per ricercare un sostegno reciproco o rivolgiti al consulente del lavoro e alle risorse umane.
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American Psychological Association (2017). Stress in America: Coping with Change. Stress in America™ Survey

McIntosh D., Horowitz J. (2019). Stress. Trasformare la pressione in energia positiva. Demetra

Montero-Marin, J., Prado-Abril, J., Piva Demarzo, M. M., Gascon, S., & García-Campayo, J. (2014). Coping with stress and types of burnout: Explanatory power of different coping strategies. PLoS ONE, 9(2), Article e89090

Sheridan P. (2013), citato in Ahmed, “Un professionista su tre ‘è affetto da burnout””, The Times (2013)

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