L'equilibrio tra vita e lavoro è possibile?

Quante volte abbiamo sentito il termine inglese Work-life-balance? E quante volte, davanti all’ennesimo inglesismo abbiamo scosso il capo, non capendo veramente di cosa si stesse parlando? Non è raro, infatti, discutere di un equilibrio delicato come quello che oscilla tra il lavoro e la vita privata senza incappare in difficoltà assolute, che spesso paiono invalicabili. Un esempio è dato proprio dal tipo di attività che determina la sfera del lavoro e quella della vita privata. Pensiamo alle e-mail: se controllo al volo, giusto due secondi, la posta elettronica aziendale, sto
lavorando? C’è chi direbbe di sì, chi, invece, non può considerare quegli attimi spesi in un gesto ormai
automatico come lavoro.

A causa di tutte queste complessità, sorge la necessità di partire proprio da una definizione di termine: con equilibrio vita privata-vita lavorativa si intende la divisione e prioritizzazione del tempo tra attività personali e lavorative. In questo senso, possiamo dire che essere in grado di dividersi equamente tra un tipo di attività e un’altra contribuisce al benessere individuale del lavoratore. Ne siamo certi: avere un ritmo produttivo sostenibile è la vera rivoluzione nel lavoro moderno. Investire troppo tempo nel lavoro molto spesso comporta una diminuzione della prestazione generalizzata e un calo drastico nella produttività. Riuscire a mettere un punto valido d’arrivo chiaro e ottimizzato
permetterebbe ad aziende e lavoratori di giungere a una svolta con esiti ancora più positivi per ambo le parti.

Dobbiamo essere consapevoli che, nel mondo odierno, siamo spesso condizionati nel pensare che lavorare oltre il nostro turno sia necessariamente sinonimo di qualità, impegno e progresso. È indiscutibile che certi ruoli abbiano la necessità di un maggior investimento in termini di tempo; d’altro canto, però, è anche vero che non sempre la modalità con la quale il tempo extra viene investito risulta poi efficiente ai fini produttivi. Un esempio è dato dalla buona organizzazione dei compiti: impiegare ore extra a causa di una pessima gestione è diverso da utilizzare ore in più per rifinire un progetto strutturato. Tenendo a mente tutto questo, è doveroso citare una statistica del 2014 riportata dalla Standford University ove si evince che:

• in media, lavorare oltre le 45 ore diventa deleterio per mente e corpo;
• oltre le 50 abbiamo un declino drastico della prestazione;
• rotta la barriera delle 55 ore non ha alcun senso proseguire; infatti, gli errori di prestazione
saranno l’ultimo dei problemi in questa condizione: corpo, mente e umanità sono messe a rischio.

Capire quali sono i nostri limiti umani da rispettare è un compito che coinvolge due attori: i datori di lavoro, che hanno l’obbligo di preservare la salute mentale dei loro collaboratori, e i lavoratori stessi, responsabili personalmente di trovare un equilibrio che possa soddisfare, cercando anche i giusti compromessi, entrambe le parti. Per capire quanto complesso sia questo quadro, ci basta analizzare una statistica (fornita da Employsure) nella quale è possibile vedere come oltre il 60% dei lavoratori americani risulti insoddisfatto rispetto al proprio desiderio di equilibrio life-work. Il nostro interesse verso questo tema sorge a causa di tutti quegli aspetti negativi che un cattivo equilibrio può provocare in una persona. Pensiamo a fenomeni quali burnout, ansia e depressione, fatica cronica o agli effetti devastanti dello stress lavoro-correlato. Tutto ciò è un prodotto derivato da una mancanza di chiarezza e armonia.

Volendo fare ulteriore chiarezza in merito, abbiamo scelto di spiegare nello specifico sia cosa voglia dire lavorare, sia di mettere a punto una serie di consigli utili per aiutarvi nella vita di tutti i giorni.

Intanto, torniamo all’esempio di partenza, quello della e-mail lavorativa. È considerabile lavoro, in quel caso? Per noi sì, in quanto non dobbiamo scordarci che la mente, per quanto non sia come il corpo, lo influenza notevolmente. Essere capaci di staccare e recuperare le forze diventa possibile se certi pensieri trovano la quiete nella nostra testa. Compiere azioni legate alla sfera lavorativa equivale a essere ancora coinvolti mentalmente nel lavoro. Ciò impedisce un completo recupero per la persona e il prezzo per la fatica costante grava sulle spalle del lavoratore che, in seria difficoltà, vede la sua prestazione prossima al crollo.

Educarsi ed educare alla sana cultura del lavoro è un processo lungo e minacciato costantemente dagli stereotipi sociali. L’idea del lavoratore presente 24 ore su 24 per la sua azienda, in passato visto come un nobile intento, oggi si mostra per quello che veramente è: un eccesso che si pagherà in futuro al prezzo delle relazioni e della realizzazione personale.

Nello Smart working, ad esempio, è stato riscontrato che i dipendenti tendano a lavorare per più ore rispetto alla media. Questo, che viene inteso come un plauso alla responsabilità individuale, in realtà equivale a un fallimento nel trovare armonia tra le due mansioni, quella umana e quella lavorativa. Infatti, come accennato sopra, non è nello sforzo continuo che si forgiano i leader del domani, al contrario vi è una contribuzione alla piaga del workalcholism, e dobbiamo guardarci dal cadere in questa trappola di pensiero.

Ma come fare? Esiste un modo per arginare il disequilibrio verso cui il vecchio e stereotipato mondo del lavoro ci spinge tutti i giorni?

Cercando di essere quanto più pragmatici possibile, abbiamo scelto alcuni consigli che chiunque può applicare alla propria routine di vita al fine di trovare un equilibrio sano e utile per la produttività e il benessere psico-sociale.

• Dividere gli spazi: mangiare in ufficio, magari davanti al pc, è una pessima scelta, anche perché la pausa stessa rischia di non essere vissuta come tale. Senza break non c’è recupero.
• Programmare del tempo lontano dagli schermi: se usate molto il computer può avere un effetto positivo definire dei momenti lontano dalla postazione, facendo attività analogiche e non digitalizzate. Alternare diversi tipi di produzione ne aumenta l’efficacia.
• Attività di team: il gruppo umano è di vitale importanza. Se vediamo i team building o i momenti di gruppo come extra lavoro e non intra perdiamo moltissimo in termini di coesione e produttività. Allenare le soft skills vuol dire affinare anche le abilità hard, accrescendo il valore della persona.
• Attività personali: non possiamo decidere noi quali attività debbano essere svolte post lavoro, ma sicuramente è nostro dovere incoraggiare, noi stessi e gli altri, a trovare un interesse e a coltivarlo. L’uomo è una creatura che trae dalle esperienze la sua conoscenza del mondo e limitarci al solo lavoro-casa inibisce la nostra crescita umana e lavorativa.

In conclusione, possiamo dire che lavorare per affinare il nostro equilibrio vita lavorativa-vita privata è una sfida che dobbiamo assolutamente affrontare e prendere seriamente in virtù della nostra crescita personale e produttiva. Una persona completa è un lavoratore efficace, creativo e risoluto: ecco perché vale sempre la pena investire nella sfera umana.

Dott. Adriano Grazioli

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Quante volte abbiamo sentito il termine inglese Work-life-balance? E quante volte, davanti all’ennesimo inglesismo abbiamo scosso il capo, non capendo veramente di cosa si stesse parlando? Non è raro, infatti, discutere di un equilibrio delicato come quello che oscilla tra il lavoro e la vita privata senza incappare in difficoltà assolute, che spesso paiono invalicabili. Un esempio è dato proprio dal tipo di attività che determina la sfera del lavoro e quella della vita privata. Pensiamo alle e-mail: se controllo al volo, giusto due secondi, la posta elettronica aziendale, sto
lavorando? C’è chi direbbe di sì, chi, invece, non può considerare quegli attimi spesi in un gesto ormai
automatico come lavoro.

A causa di tutte queste complessità, sorge la necessità di partire proprio da una definizione di termine: con equilibrio vita privata-vita lavorativa si intende la divisione e prioritizzazione del tempo tra attività personali e lavorative. In questo senso, possiamo dire che essere in grado di dividersi equamente tra un tipo di attività e un’altra contribuisce al benessere individuale del lavoratore. Ne siamo certi: avere un ritmo produttivo sostenibile è la vera rivoluzione nel lavoro moderno. Investire troppo tempo nel lavoro molto spesso comporta una diminuzione della prestazione generalizzata e un calo drastico nella produttività. Riuscire a mettere un punto valido d’arrivo chiaro e ottimizzato
permetterebbe ad aziende e lavoratori di giungere a una svolta con esiti ancora più positivi per ambo le parti.

Dobbiamo essere consapevoli che, nel mondo odierno, siamo spesso condizionati nel pensare che lavorare oltre il nostro turno sia necessariamente sinonimo di qualità, impegno e progresso. È indiscutibile che certi ruoli abbiano la necessità di un maggior investimento in termini di tempo; d’altro canto, però, è anche vero che non sempre la modalità con la quale il tempo extra viene investito risulta poi efficiente ai fini produttivi. Un esempio è dato dalla buona organizzazione dei compiti: impiegare ore extra a causa di una pessima gestione è diverso da utilizzare ore in più per rifinire un progetto strutturato. Tenendo a mente tutto questo, è doveroso citare una statistica del 2014 riportata dalla Standford University ove si evince che:

• in media, lavorare oltre le 45 ore diventa deleterio per mente e corpo;
• oltre le 50 abbiamo un declino drastico della prestazione;
• rotta la barriera delle 55 ore non ha alcun senso proseguire; infatti, gli errori di prestazione
saranno l’ultimo dei problemi in questa condizione: corpo, mente e umanità sono messe a rischio.

Capire quali sono i nostri limiti umani da rispettare è un compito che coinvolge due attori: i datori di lavoro, che hanno l’obbligo di preservare la salute mentale dei loro collaboratori, e i lavoratori stessi, responsabili personalmente di trovare un equilibrio che possa soddisfare, cercando anche i giusti compromessi, entrambe le parti. Per capire quanto complesso sia questo quadro, ci basta analizzare una statistica (fornita da Employsure) nella quale è possibile vedere come oltre il 60% dei lavoratori americani risulti insoddisfatto rispetto al proprio desiderio di equilibrio life-work. Il nostro interesse verso questo tema sorge a causa di tutti quegli aspetti negativi che un cattivo equilibrio può provocare in una persona. Pensiamo a fenomeni quali burnout, ansia e depressione, fatica cronica o agli effetti devastanti dello stress lavoro-correlato. Tutto ciò è un prodotto derivato da una mancanza di chiarezza e armonia.

Volendo fare ulteriore chiarezza in merito, abbiamo scelto di spiegare nello specifico sia cosa voglia dire lavorare, sia di mettere a punto una serie di consigli utili per aiutarvi nella vita di tutti i giorni.

Intanto, torniamo all’esempio di partenza, quello della e-mail lavorativa. È considerabile lavoro, in quel caso? Per noi sì, in quanto non dobbiamo scordarci che la mente, per quanto non sia come il corpo, lo influenza notevolmente. Essere capaci di staccare e recuperare le forze diventa possibile se certi pensieri trovano la quiete nella nostra testa. Compiere azioni legate alla sfera lavorativa equivale a essere ancora coinvolti mentalmente nel lavoro. Ciò impedisce un completo recupero per la persona e il prezzo per la fatica costante grava sulle spalle del lavoratore che, in seria difficoltà, vede la sua prestazione prossima al crollo.

Educarsi ed educare alla sana cultura del lavoro è un processo lungo e minacciato costantemente dagli stereotipi sociali. L’idea del lavoratore presente 24 ore su 24 per la sua azienda, in passato visto come un nobile intento, oggi si mostra per quello che veramente è: un eccesso che si pagherà in futuro al prezzo delle relazioni e della realizzazione personale.

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• Attività di team: il gruppo umano è di vitale importanza. Se vediamo i team building o i momenti di gruppo come extra lavoro e non intra perdiamo moltissimo in termini di coesione e produttività. Allenare le soft skills vuol dire affinare anche le abilità hard, accrescendo il valore della persona.
• Attività personali: non possiamo decidere noi quali attività debbano essere svolte post lavoro, ma sicuramente è nostro dovere incoraggiare, noi stessi e gli altri, a trovare un interesse e a coltivarlo. L’uomo è una creatura che trae dalle esperienze la sua conoscenza del mondo e limitarci al solo lavoro-casa inibisce la nostra crescita umana e lavorativa.

In conclusione, possiamo dire che lavorare per affinare il nostro equilibrio vita lavorativa-vita privata è una sfida che dobbiamo assolutamente affrontare e prendere seriamente in virtù della nostra crescita personale e produttiva. Una persona completa è un lavoratore efficace, creativo e risoluto: ecco perché vale sempre la pena investire nella sfera umana.

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