Non sarai mai l’eroe dei tuoi sogni se cerchi una vita senza ostacoli.

Nonostante il titolo dell’articolo voglia essere una provocazione, almeno in parte, una vita senza alcun tipo di stress rischia di diventare veramente noiosa e poco stimolante.

Questo non deve essere inteso come un incentivo o una depenalizzazione di eventuali realtà tossiche e difficoltose, piuttosto dovrebbe avere lo scopo di rendere palese un concetto fondamentale: la ricerca di un luogo di lavoro dove potersi mettere alla prova e crescere porta dei benefici alla nostra vita di tutti i giorni.

Come nelle storie più belle, non s’è mai visto un eroe diventare tale senza prima aver sperimentato il dolore, la fatica e la sconfitta, non vi sarà alcuno sviluppo della nostra persona senza sacrificio.

Se decidiamo di cercare un’esistenza priva di ostacoli ci condanniamo letteralmente a vivere in un limbo senza via d’uscita.

Per quanto possa essere assurdo, il nostro corpo e la mente che lo controlla funzionano precisamente per rispondere alle difficoltà con l’evoluzione di tutto il sistema umano; dai muscoli fino al cervello, con le sue connessioni sinaptiche. Solo con la fatica vi sarà una crescita: il tessuto muscolare si rompe per ricomporsi più forte, il sistema dopaminergico umano contribuisce a rendere plastico il nostro cervello creando nuovi circuiti cerebrali, ma solo dopo sforzi non indifferenti. In breve, la fatica è l’unica via per tenere il nostro corpo giovane e attivo.

Dobbiamo fare delle doverose precisazioni al fine di evitare di cadere in alcuni errori comuni:

  • non stiamo celebrando la cultura della fatica o dell’hustling, tanto in voga oggi;
  • la fatica è positiva se i livelli di stress correlati sono adeguati;
  • stress e ansia sono correlati e possono produrre risultati comportamentali ambivalenti;
  • eustress e distress sono ben diversi: nel primo caso abbiamo una condizione ottimale per mettere alla prova la nostra struttura umana, nel secondo caso lo stress è talmente alto da rendere impossibile la crescita, oltre a danneggiare la struttura in questione.

Il senso del nostro articolo vuole essere molto preciso: puntare a spiegare perché dovresti scegliere un ambiente di lavoro abbastanza stressante da evitare il senso di piattume che spesso colpisce molti lavoratori, e sfatare il mito della ricerca dell’eterna tranquillità. Ciò che è statico non evolve, ciò che è instabile non si solidifica. Saper scegliere una professione che può metterci in discussione con regolare frequenza è un primo grande passo per allenare il cervello. Problem solving, gestione emotiva, empatia, solo per citare alcune abilità che dovremmo sempre mantenere affilate e fresche se desideriamo vivere una vita piena.

è nota l’importanza dell’identità lavorativa per un individuo, essa è una delle parti maggiormente visibile nella nostra società e ci rispecchia. Se quell’identità si atrofizza, però, rischia di danneggiare anche le altre parti che ci compongono, specialmente quelle sociali. Per alcuni, il lavoro è solo uno strumento indispensabile per sostenere un’altra attività, per altri è identitario in toto. Riuscire a valorizzare il tempo che spendiamo tutti i giorni sotto il profilo produttivo diventa un doppio giovamento, per noi e per la realtà in cui lavoriamo. Se una cresce, parallelamente l’altra parte ne risentirà in maniera positiva, indipendentemente dal tipo di mansione svolta.

La nostra ricerca in qualità di creature che desiderano crescere, per non farsi arrugginire dal torpore dell’inerzia, deve avere un occhio di riguardo per la modalità con la quale affrontiamo l’attività lavorativa. Credere che un lavoro senza stress sia un lavoro giusto e positivo è di per sé un pensiero errato, oltre che limitato. Come esseri umani abbiamo tutti bisogno di stimolazioni esterne, ne va del nostro equilibrio interiore; alcuni hanno addirittura la necessità di pungoli sensoriali ancora più forti (bisogno di eccitazione). Insomma, spendere il nostro tempo cercando una comfort zone sempre più stretta è il primo passo per raggiungere l’infelicità.

Come abbiamo citato sopra, esistono stressori positivi e altri negativi; nel primo caso siamo davanti alla condizione sine qua non per garantirci di vivere in pieno tutta la nostra persona e di espandere il nostro skillset. Allontanarsi da ambienti eccessivamente stressogeni è necessario per recuperare le energie, qualora ci si sentisse incapaci di rispondere adeguatamente agli scossoni esterni, e dopo un periodo di riposo è comunque buona norma cercare nuove sfide e focalizzarsi su di quelle.

Pensare di andare “in pensione” mentalmente, trovando un luogo dove la fatica e gli sforzi sono ridotti al minimo, può influenzare negativamente la nostra salute mentale, addirittura depotenziando i livelli di autopercezione. Questo a causa della mancanza di manipolazione sul reale e l’esterno, fattori che sono per noi indispensabili fin dalla primissima infanzia per evolvere il nostro cervello e contribuire alla crescita dell’autodeterminazione individuale.

Concludiamo specificando che lo stress è riconducibile a un movimento esterno e l’ansia è la risposta attivatoria del corpo umano. Con maggiore frequenza, oggi, tendiamo a mischiare i due concetti e a non comprenderne le rispettive differenze.

Noi proviamo da sempre, e lo faremo per tutta la durata della nostra vita, ansia. Questo non è un male, piuttosto è la modalità adattiva con la quale la nostra specie si è evoluta. L’importante è capire cosa questa sensazione fisica sta cercando di segnalare al nostro cervello e quali emozioni si attivano rispettivamente. Sicuramente, è indispensabile ridurre l’ansia generalizzata, in particolar modo nei casi più fragili, ma è altresì fondamentale investire su buone strategie di gestione del momento acuto, che non siano strategie di fuga o evitamento:

  • controllare bene la respirazione;
  • avere una chiara visione del problema o della minaccia emotiva;
  • essere consapevoli che l’errore è parte integrante dell’apprendimento umano.

Dell’ultimo punto ne sono testimoni Thorndike, Skinner e perfino Pavlov: tutti pionieri che per errore o serendipità sono stati poi i primi a compiere studi sull’apprendimento animale (e in seguito umano) scoprendo addirittura il meccanismo dell’apprendimento per tentativi ed errori!

Qualsiasi animale acquisisce nuove informazioni errando per poi adattarsi e cambiare. L’uomo, dopo tutta la sua storia evolutiva, ha mantenuto molti di questi criteri cercando di creare un ambiente dove poter sbagliare senza conseguenze eccessivamente drastiche.

Dalla scuola fino al lavoro: sbagliando si impara e, se ci mettiamo nella condizione giusta, impariamo ancora di più.

Riconoscere lo stress e affrontarlo nella vita di tutti i giorni equivale a sfidare creature temibili o percorrere strade impervie; se saremo in grado di incassare e reggere all’urto compiremo un piccolo passo verso una rinnovata visione di noi stessi come lavoratori. Quando, oltre all’ansia, gestiremo anche il vero problema nascosto da questa intricata barriera d’ombra, potremo allora rivendicare una vittoria in piena regola.

Il tutto sta solo ed esclusivamente a noi.

Non cerchiamo strade più facili da percorrere: al contrario, impegniamoci a raccogliere nel nostro bagaglio di competenze tutti gli strumenti, e la risolutezza necessaria, per affrontare le difficoltà della vita.

Siate gli eroi della vostra giornata, un errore alla volta.

Dott. Adriano Grazioli

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Come nelle storie più belle, non s’è mai visto un eroe diventare tale senza prima aver sperimentato il dolore, la fatica e la sconfitta, non vi sarà alcuno sviluppo della nostra persona senza sacrificio.

Se decidiamo di cercare un’esistenza priva di ostacoli ci condanniamo letteralmente a vivere in un limbo senza via d’uscita.

Per quanto possa essere assurdo, il nostro corpo e la mente che lo controlla funzionano precisamente per rispondere alle difficoltà con l’evoluzione di tutto il sistema umano; dai muscoli fino al cervello, con le sue connessioni sinaptiche. Solo con la fatica vi sarà una crescita: il tessuto muscolare si rompe per ricomporsi più forte, il sistema dopaminergico umano contribuisce a rendere plastico il nostro cervello creando nuovi circuiti cerebrali, ma solo dopo sforzi non indifferenti. In breve, la fatica è l’unica via per tenere il nostro corpo giovane e attivo.

Dobbiamo fare delle doverose precisazioni al fine di evitare di cadere in alcuni errori comuni:

  • non stiamo celebrando la cultura della fatica o dell’hustling, tanto in voga oggi;
  • la fatica è positiva se i livelli di stress correlati sono adeguati;
  • stress e ansia sono correlati e possono produrre risultati comportamentali ambivalenti;
  • eustress e distress sono ben diversi: nel primo caso abbiamo una condizione ottimale per mettere alla prova la nostra struttura umana, nel secondo caso lo stress è talmente alto da rendere impossibile la crescita, oltre a danneggiare la struttura in questione.

Il senso del nostro articolo vuole essere molto preciso: puntare a spiegare perché dovresti scegliere un ambiente di lavoro abbastanza stressante da evitare il senso di piattume che spesso colpisce molti lavoratori, e sfatare il mito della ricerca dell’eterna tranquillità. Ciò che è statico non evolve, ciò che è instabile non si solidifica. Saper scegliere una professione che può metterci in discussione con regolare frequenza è un primo grande passo per allenare il cervello. Problem solving, gestione emotiva, empatia, solo per citare alcune abilità che dovremmo sempre mantenere affilate e fresche se desideriamo vivere una vita piena.

è nota l’importanza dell’identità lavorativa per un individuo, essa è una delle parti maggiormente visibile nella nostra società e ci rispecchia. Se quell’identità si atrofizza, però, rischia di danneggiare anche le altre parti che ci compongono, specialmente quelle sociali. Per alcuni, il lavoro è solo uno strumento indispensabile per sostenere un’altra attività, per altri è identitario in toto. Riuscire a valorizzare il tempo che spendiamo tutti i giorni sotto il profilo produttivo diventa un doppio giovamento, per noi e per la realtà in cui lavoriamo. Se una cresce, parallelamente l’altra parte ne risentirà in maniera positiva, indipendentemente dal tipo di mansione svolta.

La nostra ricerca in qualità di creature che desiderano crescere, per non farsi arrugginire dal torpore dell’inerzia, deve avere un occhio di riguardo per la modalità con la quale affrontiamo l’attività lavorativa. Credere che un lavoro senza stress sia un lavoro giusto e positivo è di per sé un pensiero errato, oltre che limitato. Come esseri umani abbiamo tutti bisogno di stimolazioni esterne, ne va del nostro equilibrio interiore; alcuni hanno addirittura la necessità di pungoli sensoriali ancora più forti (bisogno di eccitazione). Insomma, spendere il nostro tempo cercando una comfort zone sempre più stretta è il primo passo per raggiungere l’infelicità.

Come abbiamo citato sopra, esistono stressori positivi e altri negativi; nel primo caso siamo davanti alla condizione sine qua non per garantirci di vivere in pieno tutta la nostra persona e di espandere il nostro skillset. Allontanarsi da ambienti eccessivamente stressogeni è necessario per recuperare le energie, qualora ci si sentisse incapaci di rispondere adeguatamente agli scossoni esterni, e dopo un periodo di riposo è comunque buona norma cercare nuove sfide e focalizzarsi su di quelle.

Pensare di andare “in pensione” mentalmente, trovando un luogo dove la fatica e gli sforzi sono ridotti al minimo, può influenzare negativamente la nostra salute mentale, addirittura depotenziando i livelli di autopercezione. Questo a causa della mancanza di manipolazione sul reale e l’esterno, fattori che sono per noi indispensabili fin dalla primissima infanzia per evolvere il nostro cervello e contribuire alla crescita dell’autodeterminazione individuale.

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  • controllare bene la respirazione;
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